domenica 21 marzo 2010

PROF, POSSO USCIRE?

Partendo dalle nuove domande provenienti dal mondo della scuola, rilancia le iniziative già attuate, le proposte da realizzare ma soprattutto l’idea di un sistema formativo integrato in concerto con altre associazioni del territorio.


L’insufficienza di una pratica pedagogica che si sviluppa soltanto all’interno della istituzione tradizionalmente deputata alla organizzazione e alla gestione dei processi formativi (la scuola) è stata da tempo messa a fuoco.Nella nostra attuale fase storica di rapidissime e profonde trasformazioni a livello tecnologico, socio - economico e culturale, bisogna tener conto di quanto si muove nelle sedi di formazione extrascolastica e definire quale possa essere il rapporto tra la scuola e queste agenzie "altre" (pubbliche e private).

Il seminario dedicato ai nuovi bisogni di formazione dei giovani si fa portavoce di queste esperienze, rilancia le iniziative già attuate, le proposte da realizzare ma soprattutto l’idea di un sistema formativo integrato.

Presentato il 18 marzo, nel corso del seminario "Prof, posso uscire?", organizzato dal nostro Centro studi e formazione, il sistema formativo integrato proposto dal Centro La Tenda.

l'Azione Cattolica di Salerno, l'Istituto Regina Margherita, il Gruppo Scout di Salerno, la Comunità EMMANUEL, la FIPAV, la rete dei giovani,il Progetto Giovani de LA TENDA hanno presentato le rispettive realtà operative e le relative progettualità. Ma soprattutto hanno condiviso la necessità di rafforzare la collaborazione e l'azione congiunta per far fronte alle nuove esigenze della realtà giovanile.

giovedì 4 febbraio 2010

TRE PROPOSTE DEL CENTRO PER LO SPORT

SPORT E DIPENDENZE:. L'ALLENATORE PER LA VITA

Che rapporto intercorre tra lo sport e la dipendenza da sostanze stuoefacenti? Siamo sempre sicuri che lo sport prevenga le dipendenze?

Non è vero, tavolta, drammaticamente, il contrario? E cioè che lo sport (almeno quello mal praticato) produca disagio psicologico e quindi il rischio per i giovani di avvicinarsi alla droga?

Le domande, provocatorie quanto si vuole, non sono infondate. Anzi a guardare l'esperienza testimoniata da tanti ragazzi, ora ospiti delle nostre strutture, sembra proprio che, spesso, all'origine di tanti percorsi di devianza, c'è stato proprio un cattivo rapporto con l'ambiente sportivo: un fallimento non superato, una carriera mancata, una competitività esaperata, una richiesta eccessiva fatta alle proprie effettive potenzialità psico-fisiche, ecc.
Sono questi alcuni degli "inconvenienti" che non solo hanno interrotto un impegno sportivo, ma hanno addirittura innescato processi di emarginazione, di chiusura in sè, di rifiuto, di rabbia, spesso all'origine di percorsi deviati.
Altrettanto spesso, in queste circostanze, è mancata una figura di riferimento che aiutasse il giovane a integrare l'esperienza fatta nel proprio percorso di vita, a far diventare l'insuccesso momento di crescita, l'impegno sportivo costruttiva coscienza dei propri limiti e positiva occasione di interazione sociale.
Ecco, a partire da queste considerazioni, il Centro La Tenda insieme a diverse Società sportive di altrettanti sport, ai rappresentanti locali del CONI, della FIGC, ad allenatori, ad esperti del settore sportivo, ma ovviamente insieme agli atleti delle stesse società sportive e ai giovani comunque interessati al tema, ha voluto organizzare il prossimo seminario, programmato per il 2 febbraio presso la sede di via Fieravecchia.
Più in generale si discuterà di sport uscendo dagli schemi scontati in cui spesso viene inquadrato l'argomento quando se ne dimentica la forte valenza educativa, trascurando la fondamentale funzione pedagogica che esso (volente o nolente) si ritrova ad esercitare.
Del resto, esempi di una cattiva fruizione dello sport ce ne sono tanti e non solo quando esita in drammatiche conseguenze personali e sociali. Il tifo violento, il culto del corpo, il doping ne sono alcuni esempi.Ma un ruolo fondamentale in questa riflessione pubblica verrà riservata alla figura dell'allenatore, insdividuato come figura cardine, oggi quasi sostitutiva nel vissuto di tanti ragazzi, della figura genitoriale.
E anche per sostenere la formazione di questa importante figura di riferimento (l'allenatore della società sportiva, appunto), il Centro La Tenda intende proporre al governo dello sport, l'introduzione di specifici moduli didattico-formativi, all'interno dei percorsi di qualificazione per allenatori e società sportive.
Un'occasione in più perchè lo sport affermi la sua vera funzione educativa, attraverso una figura competente di allenatore... per la vita.
Mario Scannapieco

lunedì 28 dicembre 2009

IMMIGRAZIONE : I DATI DEL FENOMENO A SALERNO

Il seminario "Volevamo braccia, sono arrivate persone" ha preso il via dalla domanda sociale, così come è emersa dai dati dell a ricerca sull'immigrazione realizzata dal Centro La Tenda su un campione dell'area salernitana. Si sono così evidenziate le mancanze e le risposte che essa offre. Incluse, ovviamente, le risposte del Centro La Tenda e dalla sua partnership.

sabato 26 dicembre 2009

LA COMUNICAZIONE SOCIALE OGGI

Oltre a fare da sfondo all’intero ciclo di seminari, fondato appunto sull’esigenza di comunicare con il territorio, il seminario dal titolo didascalico: “La comunicazione sociale oggi”, aveva l’obiettivo di avviare un corso di formazione per aspiranti “comunicatori sociali” e provare, grazie al supporto formativo di professionisti del settore (come Peppe Iannicelli, noto giornalista salernitano e Claudio Rescigno, affermato grafico, nonché titolare di un’avviata agenzia di comunicazione) a rafforzare le nostre iniziative più o meno editoriali, per renderle sempre più efficaci.
L’intento del seminario era comunque quello di confrontare l’approccio al tema della comunicazione sociale da diversi punti di vista, del mercato, dell’economia, del Terzo settore. Ma anche quello di provare a darne una definizione di partenza condivisa.
Un’impresa semplice semplice, apparentemente, alla quale non dedicare che pochi minuti di introduzione.


Nel rimandarvi alla cronaca della giornata seminariale (v. caosinforma n.32), anticipiamo subito che ovviamente non è andata così.
Intendersi su quale fosse, e soprattutto se ci fosse, lo specifico di un “fare comunicazione sociale” che differenziasse quest’ultima da altri tipi di comunicazione, non è stato facile. Anzi il confronto tra i diversi punti di vista ha dato vita a divergenze e controversie anche estreme e apparentemente inconciliabili. Il primato del mercato verso il primato dei contenuti solidali, le finalità pedagogiche contro le finalità rappresentative della complessità sociale, l’attenzione esclusiva ai contenuti piuttosto che alla relazione, il rischio di evidenziare solo l’immagine a scapito dei contenuti, la distinzione tra comunicazione di utilità sociale e la comunicazione sociale propriamente detta, ecc. sono diventati i sottotemi di un confronto serrato e appassionato tra tutti i partecipanti.
Ma forse proprio per questo, paradossalmente, abbiamo realizzato una vera e propria esperienza di comunicazione sociale.
La comunicazione sociale è infatti, per noi, quella prodotta dal confronto di idee diverse e talvolta controverse, tra interlocutori comunque riconosciuti di pari dignità anche quando esprimono le istanze di gruppi minoritari. Questo tipo di comunicazione punta sul prezioso capitale sociale fatto di beni relazionali e processi cooperativi piuttosto che su messaggi unidirezionali tesi a formare cittadini “buoni” e consenzienti, e, in tal senso, il seminario del 17 dicembre (come del resto quello precedente sul tema dell’immigrazione) è stata una vera e propria esperienza di comunicazione sociale.
Ne è emersa una più moderna concezione di comunicazione finalizzata allo sviluppo delle capacità dei singoli e dei gruppi di confrontarsi e rendersi consapevoli di argomenti, problemi e temi sociali, anche complessi. Una meta riflessione sulla comunicazione che certamente può tornare utile per i prossimi seminari ma anche per ogni forma di comunicazione basata, prima ancora che sulla forza di persuasione delle proprie idee, sulla capacità di ascoltare l’altro.

Mario Scannapieco